Assegnazione casa popolare in separazione

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 337 sexies del Codice Civileil godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà”.

L’assegnazione della casa coniugale, pertanto, segue il principio di cui sopra. Nella pratica, essa viene solitamente assegnata al genitore collocatario dei figli, il quale godere di essa sino al raggiungimento dell’indipendenza economica e della maggiore età della prole.

Ma cosa succede nel caso in cui una famiglia viva all’interno di una casa popolare? E’ comunque possibile procedere all’assegnazione dell’immobile secondo le modalità sopra descritte?

La questione in questa ipotesi è alquanto complessa.

Per costante orientamento giurisprudenziale “l’assegnazione di un immobile di edilizia residenziale pubblica viene meno ipso iure, senza bisogno di alcun provvedimento amministrativo formale, nel caso in cui il giudice ordinario, in sede di separazione dei coniugi, attribuisca l’uso del suddetto immobile al coniuge dell’assegnatario; pertanto, in caso di assegnazione ope iudicis di un alloggio ALER a un coniuge diverso da quello inizialmente assegnatario, il diritto di godimento si estingue in capo a quest’ultimo e diviene invece trasmissibile in favore degli eredi del coniuge beneficiario del provvedimento giudiziale” (Consiglio di Stato sez. V, 13/03/2017, n. 1144).

Quanto sopra significa che, nel caso in cui la casa familiare sia un alloggio di residenza popolare e in sede di separazione dei coniugi essa venga assegnata ad un soggetto diverso da quello originariamente assegnatario, quest’ultimo viene a perdere il diritto stesso di assegnazione che si considera dunque estinto.

L’effetto estintivo descritto del diritto all’alloggio popolare in capo all’originario assegnatario sembra essere definitivo e non reversibile, neppure nel caso in cui il coniuge separato a cui viene attribuito il diritto di godimento dell’immobile popolare in separazione dovesse decadere dal diritto medesimo perchè, ad esempio, inizia una convivenza more uxorio con altra persona, o contrae nuove nozze ovvero semplicemente perchè i figli nel frattempo divengono maggiorenni ed economicamente autosufficienti.

In altre parole, se il coniuge al quale era stato concesso il diritto di usufruire di un immobile popolare si separa e in sede di separazione predetto immobile viene assegnato all’altro coniuge quale collocatario prevalente dei figli minori, il primo perde il diritto di avere un immobile popolare. Egli dovrà, dunque, presentare una nuova domanda per ottenere nuovamente un alloggio ALER e dovrà “mettersi in fila” attendendo che arrivi il suo turno.

Alla luce di quanto sopra, se è vero che la tutela dei figli deve essere sempre garantita, anche e soprattutto – in sede di separazione – attraverso l’assegnazione della casa familiare al genitore presso il quale essi sono collocati, è anche vero che, alla luce delle gravi conseguenze che si verificano nel caso in cui la casa familiare sia costituita da un alloggio popolare, è sempre necessario effettuare un bilanciamento tra l’interesse dei figli a continuare ad abitare con il genitore collocatario nella casa familiare popolare e il diritto del genitore originariamente assegnatario dell’alloggio popolare di non perdere irrimediabilmente l’alloggio stesso.

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