Assegno di mantenimento e assegno divorzile: le differenze

Spesso si sente parlare indistintamente di assegno di mantenimento e di assegno divorzile, facendo in entrambi i casi riferimento all’obbligo del coniuge con il reddito più alto di corrispondere un assegno periodico al coniuge meno abbiente.

In realtà, all’interno della figura generica del mantenimento del coniuge è necessario distinguere tra:

  • Assegno di mantenimento
  • Assegno di divorzio

L’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile sono spesso termini utilizzati impropriamente e, a volte, come sinonimi. Si tratta, però, di due istituti ben diversi, sebbene apparentemente sembrino presentare gli stessi requisiti e caratteristiche.

L’assegno di mantenimento è la somma che viene erogata con la separazione e fino al divorzio, cioè in una fase ancora transitoria della vita coniugale nella quale marito e moglie risultano essere ancora a tutti gli effetti coniugi nonostante non vivano più sotto lo stesso tetto e non condividano più la loro quotidianità.

 L’assegno divorzile, invece, è la somma da corrispondere dopo il divorzio all’ex coniuge quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

Bisogna, quindi, chiarire la differenza che intercorre tra assegno di mantenimento e assegno divorzile, ma ancora prima bisogna capire la distinzione che esiste a monte tra separazione e divorzio.

La separazione e il divorzio sono due istituti giuridici distinti, relativi alla medesima situazione di fatto: la crisi del matrimonio.

La separazione personale dei coniugi non pone fine al matrimonio, né fa venir meno lo status giuridico di coniuge, ma incide su alcuni effetti del matrimonio: la comunione dei beni si scioglie, gli obblighi di fedeltà e di coabitazione cessano. Non vengono sospesi i doveri di natura economica, ovvero quello di contribuire nell’interesse della famiglia, il dovere di mantenere il coniuge più debole e il dovere di mantenere, educare ed istruire la prole.

Con il divorzio viene pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili. Vengono per cui definitivamente meno tutti gli effetti del matrimonio, sia sul piano personale sia sul piano patrimoniale.

Sulla scorta delle citate premesse relative alla differenza tra separazione e divorzio è possibile comprendere altresì la differenza tra l’assegno di mantenimento e quello divorzile.

L’assegno di mantenimento, invero, mira a far mantenere al coniuge con il reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Esso viene calcolato sia in base alla situazione economica del coniuge con il reddito più basso, sia in relazione alle condizioni economiche del coniuge obbligato al pagamento.

L’assegno di divorzio, invece, ha lo scopo di garantire all’ex coniuge economicamente più debole il necessario per vivere ed essere autosufficiente quando non è in grado di provvedervi con la propria capacità lavorativa.

Quest’ultimo a differenza dell’assegno di mantenimento non deve essere calcolato in base al precedente tenore di vita della coppia. Se il coniuge con reddito più basso riesce a provvedere al proprio sostentamento economico, non avrà diritto ad alcun contributo dall’ex, anche se le sue possibilità sono più ridotte rispetto a quelle che aveva in costanza di matrimonio ma pur sempre sufficienti a garantirgli un dignitoso sostentamento.

Ma come si fa a valutare la c.d. autosufficienza economica del coniuge economicamente più debole? Questa è una delle questioni più dibattute dalla giurisprudenza negli ultimi anni.

La Suprema Corte ha individuato quattro indici di prova per stabilire se il coniuge sia o meno autosufficiente e quindi se ha o meno diritto a percepire l’assegno divorzile:

  • il possesso di redditi di qualsiasi specie
  • il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e/o immobiliari
  • le capacità e le effettive possibilità di lavoro
  • la stabile disponibilità di una casa di abitazione

Per capire meglio la differenza tra assegno di mantenimento e assegno divorziale facciamo un esempio.

Immaginiamo una coppia di coniugi dove lei percepisce uno stipendio di 700,00 € mensili per un part-time con un’azienda, mentre lui ha un reddito da professionista di circa 3.000,00 € al mese. In costanza di matrimonio, dunque, la coppia, può contare su un reddito complessivo di 3.700,00 € al mese, per una quota di 1.850,00 € a testa.

All’esito della separazione, il giudice ordina al marito di versare alla moglie un assegno di mantenimento di circa 1.000,00 € al mese, in modo da garantire alla moglie una cospicua entrata mensile che le permetta di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

I due, pertanto, vivrebbero con circa € 1.700,00 / 1.800,00 a testa al mese.

Successivamente la coppia decide di addivenire ad una pronuncia di divorzio, in seguito alla quale al coniuge economicamente più debole non è garantito lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

In ragione di ciò, quello che era l’assegno di mantenimento subirà una compressione e la moglie percepirà un assegno divorzile ipoteticamente di € 500,00 mensili che, unitamente al proprio stipendio di € 700,00 le garantirà una complessiva entrata mensile di € 1.200,00, sufficiente al proprio dignitoso sostentamento seppur non al mantenimento del tenore di vita goduto in precedenza.

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