Cosa succede all’assegno di mantenimento quando il beneficiario eredita beni o denaro

Dopo la separazione o il divorzio può accadere che uno dei due coniugi erediti da un parente una grossa somma di denaro o consistenti proprietà immobiliari. 

In ipotesi quali quelle di cui sopra, che cosa succede all’assegno di mantenimento/divorzile se l’ex coniuge beneficiario eredita? 

 

L’importo iniziale dell’assegno viene stabilito, dal giudice o d’intesa tra le parti, per le esigenze di vita del coniuge beneficiario, in base alle sue condizioni economiche.

Se, tuttavia, il beneficiario eredita, le sue condizioni economiche si modificano in senso migliorativo.

 Insomma, l’ex moglie o l’ex marito che riceveva ogni mese l’assegno, adesso è diventato benestante.

Verrebbe, dunque, da pensare che il versamento periodico in suo favore debba cessare definitivamente perché ormai l’erede è in grado di mantenersi da sé. 

 

Anche la legge e la giurisprudenza applicano questa regola, ma non in modo automatico.

Per potersi procedere ad una revoca dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge erede è, in realtà, necessario il verificarsi di alcune condizioni.

Infatti, la revoca non è automatica.

Essa richiede un apposito giudizio di revisione e, dunque, un provvedimento esplicito del giudice, che dovrà valutare il mutamento delle condizioni economiche delle parti e la sua entità. Solo in questo modo arriverà a stabilire se il mantenimento possa essere eliminato o se debba rimanere nonostante l’eredità ricevuta. 

Chiaramente a fare la differenza sarà l’ammontare del lascito ereditario.

 

Per capire come funziona il meccanismo bisogna tener presente che l’importo dell’assegno di mantenimento dopo la separazione viene fissato tenendo conto delle condizioni economiche delle parti al momento della separazione e dell’esigenza di conservare, per il beneficiario, un tenore di vita equivalente a quello di cui godeva durante il matrimonio.

 

Con il divorzio le cose cambiano.

Invero, l’assegno divorzile prescinde dal tenore di vita e si basa su un’esigenza assistenziale, perequativa e compensativa: esso deve garantire i mezzi di sostentamento al coniuge economicamente più debole che per vari motivi (età, stato di salute, difficoltà a trovare un lavoro) non è in grado di mantenersi da sé. 

Se ne deduce che la modifica dell’assegno di mantenimento o divorzile può essere chiesta e concessa in tutti i casi in cui si sia verificato un mutamento, non transitorio, peggiorativo delle condizioni patrimoniali dell’obbligato o un miglioramento di quelle del beneficiario che può, ad esempio, essere dato proprio da lasciti ereditari cospicui.

 

I principi di cui sopra sono stati tutti accolti e riassunti nella Sentenza n. 11797/2014 della Corte di Cassazione, con la quale gli Ermellini hanno stabilito che se la moglie, a cui l’ex marito versa mensilmente l’assegno di mantenimento, riceve, dopo la separazione, una consistente eredità, può perdere il diritto al mantenimento in quanto in grado – proprio grazie al lascito ereditario – di garantirsi autonomamente un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

Secondo i giudici della Suprema Corte per la determinazione dell’assegno di mantenimento i beni acquisiti per successione ereditaria dopo la separazione devono essere presi in considerazione ai fini della valutazione della capacità economica del coniuge beneficiario.

«Il tenore di vita precedente deve desumersi dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall’ammontare complessivo dei loro redditi e dalle loro disponibilità patrimoniali».

In altre parole, secondo i giudici della Cassazione se il coniuge, dopo la separazione, già dispone di redditi propri tali da assicurargli la condizione di “benessere” matrimoniale, difficilmente gli potrà essere riconosciuto il diritto al mantenimento.

Con la conseguenza che si può perdere il diritto all’assegno di mantenimento se, a seguito di un lascito ereditario successivo alla separazione, il tenore di vita dell’ex coniuge migliori sensibilmente.

In tal caso, tuttavia, il coniuge obbligato al versamento dell’assegno non potrà sospendere, in autonomia, il pagamento suddetto, ma dovrà comunque ricorrere al giudice perché faccia cessare l’obbligo in questione.

 Infatti, sia per la revisione che per la revoca del mantenimento bisogna passare attraverso il Tribunale e dimostrare che l’ex coniuge non abbia più bisogno della cifra stabilita al momento del giudizio di separazione.

Riduzione dell’importo che, ricordiamo, può essere riconosciuta anche quando vi è un peggioramento sensibile della situazione economica dell’ex coniuge tenuto al versamento dell’assegno.

Per approfondimenti si riporta di seguito il testo integrale della sentenza citata:

One LEGALE (wolterskluwer.it)

.

Back to top