DIVIDERE LA CASA CONIUGALE IN DUE UNITA’ ABITATIVE: SI PUO’?

La casa famigliare, dopo la separazione, deve essere assegnata e goduta tenendo conto dell’interesse prioritario dei figli. Ciò al precipuo fine di garantire agli stessi di permanere – nonostante la separazione dei genitori – nel medesimo ambiente di vita precedente.

E’ quindi prassi consolidata che l’abitazione coniugale venga assegnata al genitore collocatario della prole.

E’ assai frequente, tuttavia, che in un’ottica di contenimento delle spese, onde evitare che uno dei due coniugi debba farsi carico di un canone di locazione o di un mutuo, nonché a salvaguardia della prole nel tentativo di rimanere quanto più vicini possibile spiritualmente e fisicamente, i coniugi manifestino la volontà di dividere la casa coniugale in due appartamenti distinti.

Ma ciò è possibile?

Naturalmente l’ipotesi è contemplabile esclusivamente per abitazioni di grandi dimensioni, con la caratteristica della frazionabilità, vale a dire del possibile godimento separato di porzioni indipendenti.

Ebbene, nei casi in cui l’immobile lo permetta, i genitori possono suddividerlo attuando la c.d. divisione in natura della casa coniugale.

Si badi bene, tuttavia, che al fine di realizzare quanto sopra deve essere possibile creare due unità abitative ben distinte, strutturate in maniera tale da potere dedurre la cessazione della convivenza, presupposto in assenza del quale una pronuncia di separazione non è possibile.

Proprio per le ragioni di cui sopra le pronunce dei tribunali italiani che stabiliscano una divisione in natura della casa familiare non sono frequenti, nonostante una soluzione di tale tipo porti con sé un grande vantaggio per la prole: la vicinanza fisica ad entrambi i genitori che aiuta più facilmente a superare l’evento separazione e evita ai figli continui spostamenti da un immobile all’altro.

Nonostante quanto sopra, tuttavia, la giurisprudenza nutre ancora alcuni dubbi in merito alla divisione in natura della casa coniugale. Invero, in presenza di elementi di conflittualità irrisolti tra i coniugi – che solitamente sono all’ordine del giorno in fase di separazione – una così stretta vicinanza, impedendo qualsivoglia forma di privacy, si ritiene possa incrementare ulteriormente il conflitto endofamiliare, a discapito soprattutto della prole che assisterebbe al perpetrarsi di una condizione di precarietà emotiva probabilmente più dannosa dell’inevitabile parziale allontanamento da uno dei due genitori, quello non collocatario.

In ragione di ciò, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8580/2014 prima e con la sentenza n. 24156/2014 poi ha concluso che, anche ove sia possibile la materiale divisibilità dell’immobile, l’unico vero presupposto per convivere in separate frazioni dello stesso è l’assoluta mancanza di conflitto fra i genitori.


Pertanto, ove sussistano elementi di forte conflittualità, onde evitare che i figli ne risentano, la divisione dell’immobile non dovrebbe essere concessa da parte del giudice di merito.

Si riportano di seguito per approfondimenti le pronunce della Corte di Cassazione sopra citate:

Ordinanza n. 8580/2014 One LEGALE (wolterskluwer.it)

Sentenza n. 24156/2014 One LEGALE (wolterskluwer.it)

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