Donazioni in vita e successione ereditaria: cosa accade alla morte del donante

Un padre che dona i propri beni ai figli, una zia che dona un immobile ad un’amica.

Sono tante le situazioni che possono portare una persona a scegliere di lasciare liberamente i propri beni ad altri, ovvero ad effettuare ciò che in termini giuridici si definisce donazione.

 

Cosa accade, però, quando chi dona muore e si apre la sua successione ereditaria?

La donazione in vita è un contratto attraverso cui una persona (donante) decide di donare i propri beni ad altri (donatari). Può trattarsi di denaro, beni mobili, immobili. in tutti i casi, per essere considerata una donazione giuridicamente valida, essa dev’essere fatta per puro spirito di liberalità: determina un arricchimento del beneficiario e contemporaneamente un impoverimento del donante.

 

Inoltre, perché sia efficace, devono essere rispettati i seguenti requisiti:

 

  1. il donante deve avere capacità di donare, quindi non possono ricorrere a questo contratto:
    minori
    le persone interdette, cioè coloro che, a causa di un’infermità mentale, sono stati dichiarati con sentenza incapaci di provvedere ai propri interessi.

gli inabilitati, cioè le persone che per via delle loro condizioni mentali o fisiche non sono del tutto in grado di curare i propri interessi.

gli incapaci naturali: la donazione fatta da chi, anche se non interdetto, era incapace di intendere e di volere nel momento in cui questa è avvenuta.

  1. la donazione deve avvenire con unatto pubblico, cioè un atto redatto da un notaio o da un altro pubblico ufficiale, altrimenti è nulla.
  1. è obbligatorio che all’atto formale di donazione siano presenti due persone disinteressate in qualità di testimoni, perciò non può trattarsi di parenti, coniugi o affini di donante e beneficiario.

 

Secondo l’ordinamento esistono due tipi di donazioni: la donazione diretta e la donazione indiretta.

 

Nel primo caso il beneficiario viene arricchito “pubblicamente” con un atto di fronte al notaio, mentre nel caso della donazione indiretta il tutto avviene in modo velato. Le donazioni indirette, nello specifico, sono previste dall’articolo 809 del Codice Civile.

Facciamo un esempio: Caio e Tizio sono padre e figlio. Caio, per alcuni anni, versa mensilmente sul conto corrente di Tizio la somma di € 1500,00 per sostenere ed aiutare economicamente il figlio ancora in giovane età.

Si tratta di una forma di donazione indiretta.

 

Qualunque sia la forma di donazione in vita, però, gli effetti giuridici che ne conseguono all’apertura della successione sono i medesimi ed estremamente rilevanti.

Invero se il de cuius (cioè la persona deceduta che lascia un’eredità, in questo caso il donante) ha donato beni ai suoi parenti prossimi (coniuge, figli legittimi, naturali o adottivi ed i loro discendenti) e questi ultimi decidono di accettare l’eredità, sono obbligati alla collazione.

La collazione è l’atto con cui gli eredi conferiscono nell’asse ereditario ciò che il de cuius aveva donato loro in vita.

In altre parole, ciò significa che l’ordinamento considera le donazioni come una sorta di anticipo di eredità. Pertanto, chi abbia ricevuto in donazione beni dal defunto deve rimettere – alla di lui morte – nella massa ereditaria quanto ricevuto in donazione dallo stesso.

 

 L’atto di collazione riguarda:

  • donazioni dirette
  • donazioni indirette
  • ciò che il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti per avviarli all’esercizio di un’attività produttiva o professionale, per il pagamento di premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita fatti in loro favore

 

Restano, invece, escluse:

  • le spese di mantenimento e di educazione
  • le spese sostenute per malattia
  • le spese ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze
  • le donazioni fatte per riconoscenza o per i servizi resi

 

Ci sono due modi per mettere in atto la collazione: essa si può fare per imputazione o in natura

  1. Collazione per imputazione
    Viene consegnata una somma di denaro equivalente al valore che aveva il bene donato al momento dell’apertura della successione.
  2. Collazione in natura
    Il bene ricevuto in donazione viene restituito, così non è più proprietà esclusiva del donatario ed entra a far parte della massa ereditaria: è quindi oggetto di comunione.

 

Sia per la collazione per imputazione che per quella in natura il valore dei beni che viene considerato non è quello che questi possedevano al momento della donazione, ma quello stimato all’apertura della successione.

La collazione, dunque, serve a risolvere le disuguaglianze che possono essersi create all’apertura della successione e che riguardano solo gli eredi legittimi, nel caso in cui tra essi ci siano dei donatari (cioè i beneficiari di una donazione in vita). 

Ove le donazioni effettuate in vita dal de cuius siano di importanza tale rispetto al patrimonio presente all’atto dell’apertura della successione da non permettere che le quote ereditarie degli eredi legittimi si pareggino, gli stessi hanno diritto di agire in giudizio con la cosiddetta azione di riduzione per vedere reintegrata la propria quota ereditaria, lesa dalle donazioni effettuate dal parente defunto quanto era ancora in vita a favore di altri eredi.

 

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