Guida alla separazione personale

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In Italia ogni giorno vi sono circa 250 coppie che decidono di separarsi ovvero di divorziare e di queste circa l’86 % avanza domanda di separazione consensuale e soltanto il 14 % di separazione giudiziale.

Ma qual è la reale differenza tra una procedura di separazione consensuale e una di separazione giudiziale? E, inoltre, esistono altre strade che le coppie possono intraprendere quando la crisi coniugale diviene irrisolvibile?

Come le statistiche dimostrano, la maggior parte dei coniugi – preso atto dell’intollerabilità della loro convivenza e dell’impossibilità di riconciliarsi – preferisce affrontare un procedimento di separazione consensuale. Esso consiste nella ricerca da parte della coppia – spesso o quasi sempre con l’assistenza di un legale comune o di due diversi legali – di un accordo che definisca le condizioni della separazione, scelte liberamente dai coniugi: l’ammontare del mantenimento proprio e soprattutto dei figli minorenni ovvero maggiorenni non autosufficienti, la determinazione del diritto/dovere di visita ai figli, la scelta in merito a chi debba continuare a risiedere in quella che era la casa coniugale, il trasferimento di proprietà delle automobili di famiglia, la suddivisione della liquidità sui conti correnti.

La separazione consensuale, tanto quanto la giudiziale, ha inizio con la redazione di un atto in forma di ricorso che viene depositato personalmente ovvero dal legale (ove vi sia stato il suo intervento che, si ricorda, non è obbligatorio in materia) avanti all’autorità giudiziaria competente: il giudice del luogo di ultima residenza comune della coppia.

Ciò che, tuttavia, distingue la separazione consensuale dalla giudiziale – oltre a tempi processuali e costi ben più ridotti nel primo caso – è la possibilità, come più sopra descritto, di scelta da parte di entrambi i coniugi di tutte quelle che sono le condizioni della loro separazione, le quali confluiscono poi nell’accordo presentato con ricorso al giudice competente e da questi – se approvato –omologato.

Se è vero che anche il procedimento di separazione giudiziale si apre con un ricorso, esso dà tuttavia inizio ad un vero e proprio giudizio, in cui i due coniugi sono parti contrapposte obbligatoriamente difese da due diversi legali.

Peraltro, nel caso di separazione giudiziale, il giudice è tenuto a pronunciarsi unicamente su specifiche questioni (mantenimento e affidamento dei figli, assegnazione della casa coniugale) senza la possibilità per i coniugi di estendere la pronuncia anche ad altre rilevanti questioni patrimoniali e non patrimoniali che, diversamente, possono essere fatte rientrate nell’accordo di separazione consensuale.

Ove si proceda con un vero e proprio giudizio, pertanto, tutto ciò che non inerisca affidamento/mantenimento dei figli ovvero assegnazione della casa coniugale, dovrà essere regolamentato dall’autorità giudiziaria a seguito di deposito di apposita domanda di parte, con inevitabile aggravio dei costi a carico dei coniugi e protrarsi dei tempi necessari a definire la vicenda.

Peraltro, con la riforma del c.d. divorzio breve – intervenuta con la L. 55/2015 – è mutato il decorso del termine necessario a presentare successivamente alla separazione domanda di divorzio.

Ove i coniugi siano giunti alla separazione mediante accordo, è sufficiente il decorso di sei mesi dalla data di comparizione dei coniugi avanti il tribunale perché si possa procedere al divorzio; ove, al contrario, i coniugi siano giunti a separazione giudiziale, il legislatore ha imposto il decorso del termine di dodici mesi dalla medesima data.

Anche in questo caso, dunque, con ulteriore aggravio dei tempi ove si intraprenda la via giudiziale.

Da ultimo, con la L. 162/2014, il legislatore ha offerto alle coppie che vogliano procedere a separazione personale due ulteriori strumenti: la negoziazione assistita e la procedura di separazione avanti l’Ufficiale dello Stato Civile.

Si tratta in entrambi i casi di due procedure – a differenza di quelle più sopra elencate – stragiudiziali, ovvero che non si svolgono davanti all’autorità giudiziaria.

Specificatamente, la negoziazione assistita permette ai coniugi, contenendo ancor più che nella separazione consensuale tempi e spese, di farsi assistere da due diversi legali di fiducia affinchè – sottoscritta una convenzione – le parti addivengano ad un accordo (c.d. di negoziazione assistita) con il quale si definiscono tutte le condizioni di separazione scelte liberamente dai coniugi, soprattutto in merito al mantenimento/affidamento dei figli e ai rapporti patrimoniali.

Il citato accordo, sottoscritto dalle parti e dai legali, viene trasmesso al Procuratore della Repubblica che – in base alla presenza o meno di figli minori della coppia o di figli maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap – rilascia nulla osta ovvero autorizzazione alla separazione affinchè i legali procedano alla trascrizione dell’accordo di negoziazione a margine dell’atto di matrimonio.

L’esperimento con successo del procedimento di negoziazione assistita, dunque, porta ad un accordo autorizzato dal Procuratore della Repubblica produttivo dei medesimi effetti della sentenza conclusiva di una separazione giudiziale ovvero del provvedimento di omologa che chiude una separazione consensuale e, come in quest’ultimo caso, permette di procedere all’eventuale divorzio decorsi soltanto sei mesi dalla data riportata sull’accordo.

Da ultimo, in casi residuali e a specifiche condizioni (l’assenza di figli minori, maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap e l’assenza di disposizioni su diritti patrimoniali) il legislatore concede ai coniugi – praticamente a costo zero – di presentare accordo di separazione al sindaco del comune ove si è celebrato il matrimonio ovvero ove i coniugi risiedono.

L’autorità incaricata allora, preso atto della volontà delle parti, invita i coniugi avanti a sé in un termine non inferiore a trenta giorni dalla ricezione dell’accordo al fine di ottenere da loro – mediante sottoscrizione – definitiva conferma della volontà di separazione alle condizioni stabilite.

Anche in quest’ultima ipotesi sarà possibile avanzare domanda di divorzio in qualsivoglia forma al decorrere di soltanto sei mesi dalla sottoscrizione della separazione avanti l’Ufficiale di Stato Civile incaricato.

 

 

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