Immobile in comodato d’uso e assegnazione casa coniugale in sede di separazione

Accade molto spesso che una coppia di sposi vada a vivere in un immobile concesso in comodato d’uso dai genitori ad uno solo dei due, facendo di quella casa la propria abitazione coniugale.

Cosa succede a quell’immobile se, qualche anno dopo, interviene la separazione dei coniugi?

Il comodato d’uso, contratto regolato dagli artt. 1803 e seguenti del Codice Civile, consiste nella consegna di un bene ad un soggetto (il comodatario) gratuitamente, affinchè lo utilizzi per un dato tempo e un dato scopo, con obbligo di restituzione al comodante a date condizioni.

Pertanto, il comodato d’uso in sè non decade in seguito ad una pronuncia di separazione.

 Tuttavia, può accadere – e molto di frequente – che la pronuncia di separazione assegni l’abitazione non al comodatario ma bensì all’altro coniuge, affidatario dei figli.

L’articolo 1809 del Codice Civile precisa, inoltre, che se durante il periodo di utilizzo dell’immobile concesso in comodato d’uso sopravviene un bisogno urgente ed imprevisto per il comodante, egli può esigere immediatamente la restituzione della cosa e ciò anche e soprattutto quando il contratto di comodato non stabilisca alcun termine per la restituzione (c.d. comodato precario).

Tutto quanto sopra per precisare che, in caso di separazione di due coniugi di cui il comodatario dell’immobile adibito a casa coniugale non sia il coniuge affidatario e collocatario dei figli, bisogna effettuare un bilanciamento tra gli interessi della coppia, soprattutto dei figli minori ai quali va garantita per quanto possibile la conservazione dell’ambiente domestico, e gli interessi del comodante che vorrà, eventualmente, avere nuovamente disponibilità della sua abitazione.

A dirimere la questione di cui sopra è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza num. 13603 del luglio 2004 secondo la quale il godimento dell’immobile che era stato la casa coniugale da parte del coniuge collocatario dei figli, ancorchè diverso dal comodatario, non debba essere pregiudicato dalla separazione della coppia.

La conclusione a cui giungono gli Ermellini è retta dal principio secondo il quale, pur intervenendo la separazione tra i coniugi, la destinazione d’uso dell’immobile soggetto a comodato non cambia: esso continua ad essere, nell’interesse dei figli, la casa familiare e serve a garantire loro la crescita in un ambiente domestico conosciuto.

Quanto sopra anche ove originariamente il contratto di comodato vedesse quale comodatario il coniuge che, in seguito alla separazione, non è affidatario e collocatario prevalente dei figli minori.

Pertanto, il comodante potrà chiedere indietro l’immobile concesso in comodato soltanto in caso di sopravvenuto, urgente ed imprevisto bisogno, come recita l’art. 1809 del Codice Civile.

Diversamente, l’immobile resterà a disposizione della famiglia e manterrà la sua funzione originaria, quella di casa coniugale presso la quale continueranno a vivere i figli della coppia unitamente al genitore collocatario, a prescindere da che egli sia o meno anche il comodatario del bene.

Back to top