L’accettazione con beneficio di inventario

v

Normalmente gli eredi sono a conoscenza del patrimonio del defunto, o almeno sono in grado di valutare se l’eredità è attiva o passiva. Possono, pertanto, scegliere in modo consapevole se accettare o meno l’eredità.

Il legislatore, però, si è preoccupato anche di chi non conosce l’eventuale esistenza dei debiti di un defunto e del loro ammontare e quindi teme, accettando l’eredità, di doverne rispondere con il proprio patrimonio personale.

Ciò avviene soprattutto quando si è chiamati all’eredità di un parente lontano o, in ogni caso, di un soggetto con il quale non si avevano rapporti quando egli era in vita.  

In tali ipotesi, leciti e non rari sono i dubbi in merito all’effettiva consistenza del patrimonio del de cuius.

La soluzione, in questo caso, è l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.


Con l’accettazione beneficiata l’erede è tenuto a pagare i debiti del defunto solo entro il valore attivo dell’eredità e non espone ad alcun rischio il proprio patrimonio personale.


Per procedere con l’inventario dell’eredità è necessario chiedere l’intervento di un notaio o della Cancelleria del Tribunale competente.  

Il notaio può essere stato designato dal defunto nel testamento. In caso contrario il notaio può essere scelto da chi chiede la redazione dell’inventario.

 

Le tempistiche per procedere ad accettazione con beneficio di inventario sono diverse a seconda che il chiamato all’eredità sia o meno in possesso dei beni ereditari.

Nel primo caso, egli, se vuole accettare con beneficio, è costretto a farlo in tempi brevi.
la legge, invero, dispone che il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o da quando ha avuto notizia della devoluta eredità.

 Se entro questo termine ha cominciato l’inventario, ma non è stato in grado di completarlo, può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere ulteriori tre mesi.
Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice.
Una volta compiuto l’inventario, il chiamato che non ha ancora dichiarato di accettare l’eredità con beneficio di inventario ha 40 giorni dal compimento dell’inventario per deliberare se accetta o rinunzia all’eredità e, trascorso questo termine senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice.

 

Diversa la posizione del chiamato all’eredità che non sia in possesso di beni ereditari.

Egli, infatti, può fare la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario fino a che il diritto di accettare non è prescritto, ovvero nel termine di 10 anni dalla data di apertura della successione (data di morte).

Una volta eseguita la dichiarazione di cui sopra, il chiamato all’eredità deve compiere l’inventario nel termine di tre mesi dalla dichiarazione stessa. Diversamente egli verrà considerato erede puro e semplice.

Anche in tale ipotesi, ove nel termine di cui sopra il chiamato non sia riuscito a terminare la redazione dell’inventario, egli può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi.

 

Hanno diritto di intervenire all’inventario di eredità:

1) il coniuge superstite
2) gli eredi legittimi presunti
3) l’esecutore testamentario, gli eredi istituiti e i legatari
4) i creditori che hanno fatto opposizione alla rimozione dei sigilli

In presenza di beni mobili da inventariare, l’inventario si svolge nel luogo in cui essi si trovano.

Il notaio o il cancelliere che procede all’inventario deve dare avviso alle persone che hanno diritto di intervenirvi, almeno tre giorni prima, del luogo, giorno e ora in cui darà inizio alle operazioni.


L’avviso non è necessario per le persone che non hanno residenza o non hanno eletto domicilio nella circoscrizione del tribunale nella quale si procede all’inventario. Tuttavia, in loro vece deve essere avvertito il notaio che, su istanza di chi ha chiesto l’inventario, è nominato con decreto dal giudice per rappresentarli.


 

Back to top