L’accettazione tacita dell’eredità

L’accettazione dell’eredità non richiede necessariamente una dichiarazione espressa e formale, ma può essere implicita in un comportamento diretto a gestire il patrimonio del parente defunto, comportamento che la legge ritiene non compatibile con la volontà di rinunciare ai lasciti ereditari.

 

L’accettazione tacita dell’eredità ha le medesime conseguenze dell’accettazione espressa: con essa l’erede succede nel patrimonio del de cuius secondo la propria quota e risponde altresì dei debiti ereditari.

 

Essa, pertanto, si verifica quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto a fare se non nella qualità di erede.

Sono, pertanto, a tal fine rilevanti soltanto gli atti che per la loro natura e finalità siano incompatibili con la volontà di rinunciare e non siano altrimenti giustificabili.

Se le conseguenze dell’accettazione espressa e tacita sono le medesime, diverse sono invece le modalità con le quali si procede all’una o all’altra.

L’accettazione è espressa quando la volontà di accettare l’eredità da parte del chiamato risulta palese e inequivoca. Ad esempio, il chiamato assume la qualità di erede in un atto pubblico.

L’accettazione è invece tacita quando il chiamato all’eredità pone in essere un atto che ha il diritto di compiere soltanto in qualità di erede. Ad esempio, il chiamato vende o dona un bene immobile facente parte dell’asse ereditario.

Secondo l’insegnamento della Cassazione, l’accettazione tacita può essere desunta dal comportamento complessivo del chiamato il quale realizzi non solo atti di natura fiscale, come la dichiarazione di successione, ma anche atti che siano nel contempo fiscali e civilistici, come la voltura catastale.

La legge ha individuato alcune ipotesi tipiche che comportano accettazione tacita:

  • incassare in banca un assegno rilasciato al defunto in pagamento di un suo credito 
  • pagamento dei debiti ereditari con denaro prelevato dal patrimonio ereditario
  • subingresso nell’attività commerciale del coniuge defunto
  • voltura catastale da parte del chiamato
  • pagamento transattivo del debito del defunto ad opera del chiamato
  • richiesta di voltura di concessione edilizia
  • ricorso contro l’accertamento fiscale in materia di imposta di successione
  • impugnazione del testamento
  • avvio dell’azione divisoria, in quanto presuppone la qualità di erede
  • avvio di una causa per ottenere il pagamento di crediti del defunto

Al contrario, sono stati considerati comportamenti non implicanti l’accettazione tacita di eredità:

  • presentazione della denuncia di successione e pagamento della relativa imposta
  • immissione nel possesso dei beni ereditari con scopo conservativo del chiamato
  • pagamento delle spese del funerale del defunto
  • richiesta di informazioni circa l’esistenza di un testamento o di beni relitti del de cuius, al fine di valutare la necessità di una denuncia di successione
  • il possesso dei beni ereditari purché si sia fatto l’inventario entro 3 mesi dall’apertura della successione.

 

Basti ricordare, da ultimo, che il diritto di accettare l’eredità – che ciò avvenga espressamente o tacitamente – si prescrive in dieci anni dalla data di apertura della successione, ovvero dalla data di morte.

Trascorso il termine senza che il chiamato abbia fatto la dichiarazione, perde definitivamente il diritto di accettazione.

 

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