Le garanzie post-vendita

La materia delle garanzie post-vendita è disciplinata dal Codice del Consumo, precisamente nella  Parte IV, Titolo III, Capo I, agli artt. da 128 a 135.

Si tratta di una garanzia legale, ciò significa che è sempre riconosciuta al consumatore e, pertanto, non può mai essere limitata, nemmeno quando il difetto del bene sia imputabile al produttore e non al venditore.

La durata di predetta garanzia è di due anni, decorrenti dalla consegna del bene.  

Attraverso questo strumento viene consentito al consumatore, in primo luogo, la riparazione o la sostituzione del bene (c.d. rimedi primari) ovvero, se ciò non è possibile, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto (c.d. rimedi secondari).

QUANDO SI APPLICA LA GARANZIA LEGALE?

La disciplina della garanzia legale è volta a tutelare il consumatore dalla mancanza di conformità del bene rispetto al contratto di vendita.

Essa si applica anche ai contratti conclusi fuori dai locali commerciali e ai contratti a distanza.

Sono esclusi dall’ambito di applicazione della disciplina sulla garanzia legale soltanto i contratti che hanno per oggetto beni che non possono considerarsi di consumo come, ad esempio, gli immobili o i beni oggetto di vendita forzata.

L’importante è che una delle due parti contraenti sia un consumatore.

Sono esclusi dalla nozione di “consumatore” le persone giuridiche, gli enti diversi dalle persone fisiche con finalità non lucrative (associazioni, fondazioni ecc.), le persone fisiche qualificabili come professionisti o gli imprenditori che concludono un contratto per finalità professionali/imprenditoriali.

Pertanto, la garanzia legale non troverà applicazione nel caso  in cui le modalità d’acquisto od altre circostanze evidenzino con ragionevole certezza che lo stesso acquisto non è finalizzato esclusivamente al consumo privato.  

COSA SI INTENDE PER DIFETTO DI CONFORMITA’ DEL BENE?

Ai sensi dell’art. 129 del Codice del Consumo, il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita. Il principio di conformità impone, pertanto, che il bene consegnato corrisponda al bene pattuito nel contratto.

Il bene è conforme al contratto se:

  • è idoneo all’uso normale che se ne deve fare
  • è conforme alla descrizione fatta dal venditore
  • possiede le stesse qualità del modello presentato al consumatore
  • presenta qualità e prestazione abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi

La conformità del bene si estende anche all’installazione quando la stessa è compresa nel contratto di vendita ed è stata effettuata dal venditore o sotto la sua responsabilità.

Ai fini della valutazione relativa alla conformità del bene al contratto assumono particolare importanza   le informazioni pubblicitarie e le dichiarazioni del venditore in fase di trattativa contrattuale.

Se ne deduce che informazioni inesatte od ingannevoli fornite al consumatore prima dell’acquisto costituiscono una delle tante ipotesi di difetto di conformità. 

CHI RISPONDE NEI CONFRONTI DEL CONSUMATORE IN CASO DI DIFFORMITA’?

Il venditore risponde per “qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene e, pertanto, il consumatore deve sempre e comunque rivolgersi al venditore che è l’unico soggetto con il quale ha realizzato un rapporto contrattuale. La responsabilità del venditore è ovviamente limitata: non può riguardare eventuali vizi sopravvenuti per uso improprio del bene da parte dell’acquirente-consumatore.

QUALI SONO GLI OBBLIGHI DEL VENDITORE?

Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita. Dunque, il bene deve presentare tutte le caratteristiche richieste dal consumatore e deve essere correttamente installato o comunque accompagnato da istruzioni per l’installazione chiare e precise.

QUANDO E’ ESCLUSA LA RESPONSABILITA’ DEL VENDITORE?

I casi in cui è esclusa la responsabilità del venditore sono:

  •  in caso di conoscenza del difetto da parte del consumatore
  •  in caso di conoscibilità del difetto da parte del consumatore con l’ordinaria diligenza

COME FARE PER DENUNCIARE QUALISASI DIFETTO DI DEL PRODOTTO ACQUISTATO?

Il consumatore deve conservare almeno per 26 mesi (due anni e due mesi) dalla consegna del bene l’intera documentazione relativa all’acquisto del bene di consumo. 

In presenza di un difetto di conformità, il consumatore potrà domandare al venditore:

  • in prima battuta la riparazione o la sostituzione del bene (rimedi primari) per ottenere il ripristino dello stesso alla conformità senza spese a proprio carico
  • in seconda battuta, se i primi due rimedi non sono praticabili, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto (rimedi secondari).

Esiste dunque una gerarchia tra gli strumenti previsti a tutela del consumatore. E’ infatti possibile ricorrere alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto, ovvero ai rimedi secondari, soltanto in specifiche ipotesi previste dall’art. 130 del Codice del Consumo.

La riparazione o la sostituzione sono gratuite per il consumatore. Sarà infatti il venditore a farsi eventualmente carico delle spese che si rendano necessarie a riparare o sostituire il bene.

Il venditore può quindi rifiutare la soluzione chiesta perché impossibile od eccessivamente costosa. In tal caso il consumatore potrà richiedere la riduzione del prezzo ovvero la risoluzione del contratto.  

La riparazione o la sostituzione dovranno essere eseguite dal venditore ovviamente in un termine congruo e senza arrecare inconveniente al consumatore.

La riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto sono opzioni che il consumatore può esercitare solo se la richiesta di riparazione o sostituzione del bene difettoso non sia andata a buon fine. L’intenzione del legislatore è, dunque, quella di salvaguardare quanto possibile il rapporto contrattuale e configurare la riduzione del prezzo e la risoluzione come rimedi eccezionali.

Più precisamente, il consumatore potrà chiedere, a sua scelta, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto quando:

  • la riparazione o la sostituzione sono impossibili od eccessivamente onerose
  • il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione entro un congruo termine
  • la riparazione ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore

La facoltà di scelta rimessa al consumatore incontra però un limite nella gravità del difetto. Infatti, se il difetto è di “lieve entità”, potrà essere chiesta soltanto la riduzione del prezzo. Per “difetto di lieve entità” si deve intendere quello che non pregiudica assolutamente l’utilizzo del bene.

QUANTO DURA LA GARANZIA SOPRA DESCRITTA?

Il venditore è responsabile per i difetti di conformità che si manifestano nei due anni successivi alla consegna del bene.

Per usufruire della garanzia legale il consumatore dovrà denunciare al venditore il difetto entro il termine di due mesi dalla data della scoperta.

L’azione diretta a far valere i difetti si prescrive, in ogni caso, nel termine di 26 mesi dalla consegna. 

A CHI SPETTA L’ONERE DELLA PROVA DEL DIFETTO DI CONFORMITA’?

Il venditore risponde solo dei difetti esistenti al momento della consegna. La normativa distribuisce l’onere di tale prova tra venditore e consumatore, in base al momento in cui i difetti si presentano. Si possono infatti distinguere due situazioni:

  • Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro 6 mesi dalla consegna del bene esistessero già alla consegna stessa. Spetterà quindi al venditore provare che il bene era pienamente conforme, cioè che il difetto lamentato dal consumatore è sopravvenuto successivamente alla consegna.
  • Se i difetti si manifestano invece successivamente ai 6 mesi dalla consegna, sarà il consumatore a dover fornire la prova che il difetto fosse presente al momento della consegna. 

 

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