Le vacanze estive per i genitori separati con figli

Siamo ormai in estate inoltrata e tra poche settimane, con l’inizio del mese di agosto, uffici e aziende chiuderanno, mandando in ferie la maggior parte degli italiani.

I più piccoli sono già fermi da oltre un mese dopo che all’inizio di giugno sono terminate le scuole per la pausa estiva.

Ci si appresta, pertanto, ad organizzare le vacanze con la famiglia.

Come ci si deve regolare nel caso in cui si sia un genitore separato con figli minori?

Nei casi di separazione e di divorzio, così come anche di regolamentazione dell’affidamento e del collocamento di figli nati fuori dal matrimonio, le vacanze estive sono oggetto di specifica regolamentazione giuridica nell’ambito della più generale definizione del calendario di visite stabilito dal tribunale nell’interesse dei minori. Solitamente è anche prevista la data entro la quale i genitori devono accordarsi sulle vacanze coi figli, normalmente stabilita entro la fine di maggio, salvo specifici casi in cui il lavoro del genitore impedisca una regolamentazione con largo anticipo del calendario estivo.

Non esiste un limite massimo o minimo dei tempi che ciascun genitore può trascorrere con i figli durante i mesi estivi, così come nessuna norma impone di fissare il periodo di ferie e organizzare la partenza solo ed esclusivamente nel mese di agosto. Nella prassi, tuttavia, salvo diverso accordo, viene stabilito il diritto per ciascun genitore di tenere con sé i figli per almeno due settimane, se possibile consecutive; tale periodo di permanenza prolungata presso uno o l’altro genitore viene poi di solito fissato ad agosto in quanto buona parte degli italiani ha le ferie in quel periodo dell’anno.  

La regolamentazione come sopra del collocamento dei minori durante il periodo estivo, tuttavia, è meramente indicativa. Vi sono coppie che per necessità lavorative fissano le vacanze con i figli in mesi diversi da agosto o addirittura durante l’inverno, così come ci sono coppie che si separano quando i bambini sono ancora molto piccoli e allora, a tutela del minore che non ha ancora l’età per potere stare sino a due settimane consecutive lontano dal padre ovvero dalla madre, stabiliscono calendari per le vacanze frazionati, di pochi giorni, magari soltanto weekend, con l’uno ovvero con l’altro genitore.

Non si prescinde mai, invece, che i figli siano piccoli o più grandi e che le vacanze si facciano in estate o in primavera, di imporre l’obbligo a carico di entrambi i genitori di comunicare con congruo anticipo all’altro che rimane a casa il luogo preciso di villeggiatura, con tanto di indirizzo e recapito telefonico, nonché di garantire che il minore in vacanza senta telefonicamente il genitore rimasto a casa almeno una volta al giorno.

Il mancato rispetto delle indicazioni di cui sopra, invero, costituisce inadempimento delle condizioni di separazione o divorzio e determina conseguenze sul piano civilistico: se, infatti, il dovere di informativa non discende direttamente dal provvedimento del Giudice, esso trova il suo fondamento nel dovere di collaborazione dei genitori nell’interesse della famiglia, sancito dall’art. 143 del Codice Civile.

Ne discende che il comportamento del genitore che porta con sé il figlio in vacanza senza previamente avvisare l’altro genitore circa il posto in cui si recheranno o senza fornire il recapito telefonico ove poter contattare il bambino in caso di emergenza, rappresenta chiaramente una violazione dell’art. 143 c.c., oltre che una condotta arrecante concreto pregiudizio ai figli.

In ipotesi del genere, l’altro genitore potrà presentare ricorso avanti il giudice civile al fine di sanzionare il comportamento del genitore inadempiente e, eventualmente, chiedere una modifica del regime di affidamento del minore.

Ma chi paga le vacanze estive che ciascun genitore separato trascorre con i figli?

E’ pacifico che le spese per la vacanza che il figlio trascorre con il genitore saranno interamente a carico di quest’ultimo escludendo, dunque, che debbano essere considerate spese straordinarie e, come tali, ripartite pro quota al 50% fra i genitori.

Diverso, invece, è il caso dei figli che trascorrono da soli le vacanze o le gite scolastiche. In tal caso, previo accordo dei genitori, le spese saranno ripartite tra i due nella misura del 50 % ovvero nella diversa misura stabilita nell’accordo di separazione o di divorzio.

Sempre con riferimento agli aspetti economici legati alle vacanze estive, negli anni scorsi in molti si sono chiesti se il genitore obbligato a versare il mantenimento ordinario debba provvedere ugualmente anche se nel periodo estivo il minore è collocato per oltre quindici giorni al mese presso di lui e non presso l’altro genitore.

La Corte di Cassazione ha specificato che il genitore obbligato a contribuire al mantenimento del figlio non sarà dispensato dal versamento di detto contributo per il periodo estivo in cui terrà con sé il figlio: sarà comunque tenuto al mantenimento stabilito con provvedimento giudiziale (Cass. n. 18869/2014).

E’ possibile portare i figli minori in vacanza all’estero?

Solitamente negli accordi di separazione e divorzio viene inserita una specifica clausola di reciproco assenso dei genitori al rilascio dei documenti validi per l’espatrio dei figli, nonché un espresso accordo che consente a ciascun genitore di partire con i figli minori per viaggi all’estero.

Se il provvedimento del tribunale contiene clausole quali quelle di cui sopra, senza che debba essere chiesta alcuna ulteriore autorizzazione, il genitore può partire per l’estero con il figlio.

Nel caso in cui, invece, non sia stato previsto nulla nel provvedimento del tribunale a tale riguardo, il genitore che intenda portare con sé il figlio minore per un viaggio all’estero dovrà chiedere necessariamente il consenso dell’altro genitore affinché il Comune o la Questura rilascino i documenti utili all’espatrio.

Se dovesse mancare il consenso di uno dei due genitori all’espatrio dell’altro con il figlio, si potrà ottenere di lasciare l’Italia per le vacanze con il minore soltanto dopo avere presentato apposito ricorso motivato al Giudice Tutelare competente e avere ottenuto da quest’ultimo una pronuncia favorevole.

Tra le motivazioni considerate quali legittime giustificazioni del rifiuto del genitore a consentire il viaggio all’estero del figlio si annoverano, ad esempio, il fondato timore per viaggi in località rischiose a causa di situazioni politicamente instabili o guerre, ovvero la sussistenza del fondato pericolo che il genitore intenda trasferirsi stabilmente all’estero portando i bambini con sé.

In conclusione, in assenza di una rigida disciplina normativa della suddivisione delle vacanze estive tra genitori separati, l’ordinamento richiede a madre e padre esclusivamente un “dovere di reciproca collaborazione” per consentire ai figli di trascorrere serenamente il periodo di vacanza tanto con la mamma quanto con il papà, auspicando che detto periodo – oltre che essere un tempo dedicato al riposo e all’attenzione per i rapporti famigliari – rafforzi anche il rapporto genitore – figlio in un contesto che supera la quotidianità tipica del restante periodo dell’anno.

Back to top