Locazione: si può aumentare il canone?

Qualsivoglia contratto di locazione o di affitto, che sia a canone libero ovvero a canone concordato, prevede il pagamento di una somma mensile da parte del conduttore a favore del proprietario dell’immobile, il c.d. canone di locazione.

Se questa somma è stabilita liberamente dal proprietario dell’immobile si parla, come sopra anticipato, di canone libero, mentre se l’ammontare del dovuto si basa su accordi territoriali e/o comunali volti a stabilire una somma fissa di canone su una determinata area, si parla di canone concordato.

Dopo un po’ di tempo dalla firma del contratto può capitare che il proprietario richieda un aumento del canone di locazione. È una richiesta legittima? Vediamo come funziona la normativa in simili situazioni.

 Il contratto di locazione ad uso abitativo è quella forma negoziale con cui le due parti, conduttore e locatore, si accordano affinché il primo possa godere di un bene mobile o immobile di proprietà del secondo in cambio del pagamento di una somma dovuta proprio in ragione di tale godimento che egli faccia della cosa altrui.

Il contratto di locazione ad uso abitativo ha solitamente la durata di quattro anni, più ulteriori quattro anni con rinnovo automatico tra il primo e il secondo periodo, salvo che intervenga disdetta. E ciò quando il canone è libero.

Quando, invece, il canone è concordato, la durata del contratto di locazione è di tre anni, con possibilità di rinnovo per ulteriori due anni.

Nel primo caso, il canone può essere liberamente deciso dal locatore in base a diversi fattori come posizione dell’immobile e condizioni dello stesso.

Nel secondo caso, invece, la somma pattuita deve rispettare le soglie massime stabilite dagli accordi territoriali, stipulati dalle associazioni di proprietari di immobili del luogo.

In entrambi i casi il rinnovo del contratto allo scadere dei primi quattro o tre anni è tacito e avviene perciò alle stesse condizioni, salvo la decisione assunta da una delle due parti di sciogliere anzitempo il contratto, dando all’altra parte un preavviso di almeno sei mesi.  

Alla fine degli otto o cinque anni, invece, sarà possibile decidere di rinnovare l’accordo, rinegoziandone anche i termini. In detta sede può accadere che il locatore proponga un aumento del canone di locazione.

Pertanto, per tutta la durata del primo periodo d’accordo, sia per il canone libero che per quello concordato, il canone d’affitto non può essere aumentato e deve rimanere bloccato. C’è un’unica eccezione che dà la possibilità di aumentarlo, ma non dipende dalla volontà del locatore.

L’unica possibilità che concede ai proprietari di aumentare il canone previsto dal contratto nel primo periodo è inserire, prima della firma del contratto stesso, un’apposita clausola che preveda l’adeguamento del canone  all’inflazione rilevata annualmente dall’ Istat.

L’eccezione è valida perché un eventuale aumento non dipenderebbe dalla volontà del proprietario di guadagnare di più, ma più semplicemente dalla necessità di adeguamento del canone all’aumentare ovvero al ridursi del costo della vita,  allo scopo di calmierare e tutelare il potere d’acquisto dei soggetti.

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