Modifica orario di lavoro: si può fare?

Hai sottoscritto un contratto di lavoro a tempo pieno e che, dunque, prevede un orario lavorativo che ti occupa tutta la giornata e che magari stabilisce una lunga pausa tra il mattino e il pomeriggio.  

Ti sei reso conto, però, che al fine di gestire al meglio la tua vita famigliare sarebbe più funzionale un orario di lavoro diverso, con meno pausa pranzo e il rientro serale a casa più presto.

Ti chiedi, dunque, se sia possibile chiedere una modifica oraria al tuo datore di lavoro.  

L’orario di lavoro è un elemento essenziale del contratto di lavoro ma, durante lo svolgimento del rapporto, potrebbe essere modificato dalle parti.

Al fine di fare ciò, il dipendente dovrà inviare al datore di lavoro una richiesta di variazione oraria, possibilmente motivata.

E’ dunque sempre possibile chiedere una modifica dell’orario di lavoro che, tuttavia, non verrà sicuramente concessa dal datore di lavoro; è necessario che quest’ultimo la approvi.

In altre parole, la modifica dell’orario lavorativo si può sempre fare se c’è il consenso del datore di lavoro alla richiesta del lavoratore.  

Nel nostro ordinamento, esiste un limite all’orario di lavoro settimanale del lavoratore che è previsto sia dalla legge che dalla contrattazione collettiva. In generale, l’orario normale di lavoro per un contratto a tempo pieno è pari a quaranta ore settimanali.

Per determinati lavoratori, solitamente coloro che svolgono funzioni direttive, può essere sufficiente prevedere nel contrario il monte ore settimanale di lavoro, senza dover necessariamente dettagliare la collocazione temporale della prestazione di lavoro in quanto a questi lavoratori viene richiesta un’obbligazione di risultato e non di mezzi, dovendo lavorare su obiettivi fissati dal datore di lavoro.

In generale, quindi, l’orario di lavoro può essere oggetto di modifiche nel corso del rapporto di lavoro. Nello specifico, la legge e la contrattazione nazionale stabiliscono che se il rapporto di lavoro è a tempo pieno il datore di lavoro può modificare unilateralmente la collocazione temporale della prestazione di lavoro nel giorno, nella settimana e nel mese per ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Resta inteso che, in base ai principi di correttezza e buona fede, le variazioni dell’orario di lavoro dovrebbero essere comunicate al lavoratore con un congruo preavviso che gli consenta di organizzare la sua vita personale alla luce delle mutate esigenze di servizio.

La facoltà di modifica unilaterale dell’orario lavorativo da parte del datore di lavoro deve essere, invece, esclusa se il contratto di lavoro è a tempo parziale.

In questo caso, infatti, il contratto di lavoro deve contenere puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.

L’unica possibilità di modifica unilaterale, da parte del datore di lavoro, della collocazione temporale della prestazione del lavoratore part-time è prevista in caso di stipula di clausole elastiche, presenti nel contratto di assunzione e contemplate dal CCNL di riferimento.

In tal caso l’orario di lavoro può essere modificato secondo le modalità stabilite nel contratto, con obbligo – in ogni caso – di preavviso al lavoratore di almeno due giorni lavorativi.

Il lavoratore, invece, non può mai decidere unilateralmente di modificare l’orario di lavoro previsto nel contratto.

Per riassumere, Il lavoratore può, in ogni caso, chiedere al datore di lavoro una modifica dell’orario di lavoro solo nei seguenti termini e previo assenso del datore:

  • se il rapporto di lavoro è full time, il dipendente può chiedere una diversa articolazione dell’orario oppure la trasformazione in un rapporto part time.
  • se il rapporto di lavoro è part time, il dipendente può chiedere una diversa articolazione dell’orario oppure la trasformazione in un rapporto full time.

La modifica richiesta dal lavoratore sarà oggetto di valutazione da parte del datore di lavoro il quale, tuttavia, non è tenuto ad accettarla posto che le variazioni dell’orario di lavoro richieste dal dipendente possono essere disposte solo con il consenso del datore di lavoro stesso.

 

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