Obbligo alimentare verso il genitore anziano: doveri e limiti

Nelle famiglie, capita spesso che uno dei figli si occupi, in via esclusiva, degli anziani genitori o di uno solo di essi e che il fratello o la sorella se ne disinteressi. Il figlio che ha sempre assistito il genitore, che ha pagato le cure e ha investito il proprio tempo nella gestione della casa, può chiedere un rimborso all’altro?

L’obbligo degli alimenti a carico dei figli

Qualora gli anziani genitori versino in stato di bisogno, poiché, ad esempio, la pensione non è sufficiente per pagare tutte le spese, grava sui figli l’obbligo alimentare.

Esso è disciplinato dall’art. 433 del Codice Civile e sussiste quando il soggetto non è in grado, in ragione della propria condizione economica, di sostenere le spese fondamentali, come il vitto, l’alloggio, il vestiario o i medicinali.

È irrilevante che lo stato di bisogno sia imputabile al genitore che, ad esempio, ha dilapidato il proprio patrimonio senza pensare al futuro.

Il Codice civile indica un elenco di soggetti obbligati a versare gli alimenti.

Primo tra tutti il coniuge, anche separato. Seguono poi i figli e i discendenti, chiamati a intervenire se non vi è un coniuge o se questi, pur presente, non è in grado di soddisfare l’obbligo alimentare.

Il diritto agli alimenti è limitato allo stretto necessario per vivere ed è proporzionato alle condizioni economiche dell’obbligato

Ai sensi dell’art. 441 del Codice Civile, se il genitore anziano ha più figli, tutti sono obbligati a concorrere agli alimenti secondo le proprie possibilità economiche.

I mezzi di sussistenza sono quelli indispensabili a soddisfare le necessità essenziali della vita, come il cibo, l’abitazione e i medicinali.

Le somme spese per i genitori, l’obbligazione naturale e l’indegnità a succedere

Ma se uno dei fratelli non sostiene gli altri nel versamento degli alimenti al genitore anziano e/o malato, questi ultimi possono chiedere il rimborso delle somme investite per il sostentamento della madre o del padre?

La risposta è negativa.

Il figlio che cura gli anziani genitori adempie ad un’obbligazione naturale ex art. 2034 del Codice Civile.

Con tale espressione, ci si riferisce alle somme versate spontaneamente in esecuzione di doveri morali e sociali. Si tratta di doveri imposti dal principio di solidarietà. Dunque, simili prestazioni non sono ripetibili, ossia non è possibile chiederne la restituzione.

Oltre a quanto sopra, molto spesso, il figlio che ha accudito il genitore pensa di aver diritto ad una quota maggiore dell’asse ereditario. Anche in questo caso, la risposta è negativa. Infatti, la circostanza che uno dei figli si sia occupato in via esclusiva del genitore anziano o malato, non incide sulle quote del patrimonio ereditario.

Né è possibile affermare che un figlio che si sia disinteressato del genitore possa essere dichiarato da quest’ultimo indegno a succedergli.

Invero, se eticamente potrebbe essere condannata la condotta noncurante di un figlio, ciò non basta secondo le nostre norme successorie a dichiarare questo indegno di ottenere la propria quota sull’eredità del genitore.

L’istituto dell’indegnità, regolato dall’art. 463 del Codice Civile, riguarda casi tassativi e di estrema gravità, come, ad esempio, l’ipotesi in cui un figlio attenti alla vita del genitore.

Solo in casi simili egli può essere escluso dall’asse ereditario. Al di fuori di tali ipotesi limite, tutti i figli succedono ai genitori in base alle quote stabilite per legge in assenza di testamento.

Quindi, il genitore che intende ricompensare il figlio che si è preso cura di lui può farlo tramite una disposizione testamentaria. In tal modo egli potrà e dovrà destinare le quote di legittima a tutti i figli, ma potrà anche riservare un’ulteriore e maggiore quota di denaro e/o di beni al figlio che si è più preso cura di lui in vita.  

 

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