Rapporto di lavoro subordinato: le sanzioni disciplinari

Studio legale - Merate

Sei un lavoratore subordinato, hai ricevuto una sanzione o contestazione disciplinare e vuoi sapere cosa può fare il tuo datore di lavoro e cosa puoi fare tu per difenderti.

Le sanzioni disciplinari

 

Il datore di lavoro ha il potere di erogare la sanzione disciplinare quando il lavoratore viene meno ai suoi doveri contrattuali.

Il primo limite da tenere in considerazione per il datore di lavoro è previsto dall’art. 2106 del Codice Civile. Il tuo capo, invero, non può irrogare sanzioni disciplinari sproporzionate rispetto all’effettiva gravità dei fatti accaduti. Non è, ad esempio, ammessa la sanzione della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un ingresso al lavoro ovvero un’uscita in ritardo/anticipo di 10 minuti.

A sussidio del Codice Civile ed in un’ottica di maggiore chiarezza e tutela, ciascun contratto collettivo prevede per ogni serie di infrazioni commesse dal lavoratore le sanzioni potenzialmente irrogabili.

Invero, è fatto divieto al datore di lavoro di sanzionare il dipendente più gravemente di quanto disponga il contratto collettivo.

Inoltre, l’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori vieta al datore di lavoro di disporre sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro, salvo il caso in cui ricorrano gli estremi per il licenziamento c.d. disciplinare.

Sempre in ottica di tutela al lavoratore dipendente, l’esercizio del potere disciplinare da parte del datore di lavoro secondo il dettato dell’art. 7 dello Statuo dei Lavoratori è sottoposto al rigoroso rispetto di un vero e proprio procedimento disciplinare che garantisca da una parte l’esercizio del potere da parte del datore e dall’altra il diritto di difesa del lavoratore.

In primo luogo, il dettato normativo impone al datore di lavoro l’obbligo di pubblicità il quale si sostanzia nel rendere conoscibile a tutti quanti i dipendenti quali sono le sanzioni disciplinari applicabili in azienda. Si tratta di null’altro che del c.d. “codice disciplinare” affisso in un luogo accessibile a tutti i lavoratori.

Fanno eccezione all’obbligo di pubblicità mediante affissione soltanto le sanzioni disciplinari irrogate in esito ad un comportamento che è immediatamente percepibile come sanzionabile da parte del lavoratore, ad esempio il furto in azienda.

Le fasi del procedimento disciplinare

Il datore di lavoro ha l’obbligo di contestare preventivamente l’addebito al lavoratore e di concedere lui di essere sentito a sua difesa.

Ciò significa che l’azienda, prima di irrogare una sanzione disciplinare al dipendente, deve comunicare lui in forma scritta i fatti che considera suscettibili di infrazione.

A questo punto il lavoratore, ricevuta la contestazione per iscritto, ha 5 giorni di tempo per difendersi, replicando a quanto affermato dal datore di lavoro in forma scritta ovvero facendosi sentire oralmente.

Tale attività può essere svolta personalmente dal lavoratore o con l’assistenza di un rappresentante sindacale o di un avvocato.

Trascorsi i 5 giorni il datore di lavoro è libero di decidere se irrogare o meno la sanzione disciplinare, anche e soprattutto in base alle difese presentare dal lavoratore.

L’unica sanzione disciplinare che non richiede il rispetto di questo arco di tempo è il rimprovero verbale.

Resta sempre inteso che i contratti collettivi possono derogare al dettato normativo dello Statuto dei Lavoratori di cui sopra e prevedere termini diversi rispetto a quello di 5 giorni.

Oltre a ciò, la contestazione sollevata dal datore di lavoro deve sempre essere specifica, certa (non modificabile) e immediata (contestuale al fatto o comunque resa immediatamente dopo che il datore di lavoro è venuto a conoscenza del fatto sanzionabile).

Impugnazione della sanzione disciplinare illegittima

 

Può accadere che il datore di lavoro abbia irrogato una sanzione disciplinare ingiusta ovvero priva delle caratteristiche sostanziali e temporali sopra descritte.

In questo caso è diritto del lavoratore impugnarla al fine di farla dichiarare illegittima e/o inefficace.

Il lavoratore, allora, può percorrere due strade.

Entro il termine di 20 giorni dall’irrogazione della sanzione è possibile promuovere tramite l’Ispettorato del lavoro la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato. La scelta di questa via comporta la sospensione della sanzione sino alla pronuncia da parte del collegio.

Alternativamente il lavoratore può impugnare la sanzione con un ricorso avanti al Giudice del Lavoro competente, facendosi assistere da un avvocato.

E’ necessario ricordare, da ultimo, che la contrattazione collettiva può prevedere – ed in effetti spesso prevede – altre modalità di impugnazione delle sanzioni disciplinare rispetto a quelle sopra riportate.

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